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Il nostro buco nero supermassivo è un acceleratore di particelle natutale.
Nonostante che il centro della Via Lattea sia oscurato da gas e polveri, lo si puoi osservare direttamente utilizzando lunghezze d'onda diverse dallo spettro visibile. L'infrarosso è ottimale, ma ciò può essere anche rivelato tramite i raggi gamma. E qui avviene un fatto strano, i raggi gamma provengono direttamente dal centro della nostra galassia.
Poiché il centro della Via Lattea contiene un buco nero supermassivo, gli astronomi credono che esso stia agendo come un gigantesco acceleratore di particelle, facendo collidere i protoni tra loro e rilasciando raggi gamma ad alta energia.
Posted on 06 Mar 2007 by Algol
Gli astronomi spiegano la formazione delle galassie piu' (o)scure dell'Universo
Galassie
fantasma composte quasi completamente di materia oscura popolano
l'Universo. A differenza delle normali galassie, questi sistemi estremi
contengono pochissime stelle e sono per lo piu' prive di gas. La
maggior parte della materia visibile è stata persa e cio' che rimane è
un ombra di materia oscura. Queste
intriganti galassie – note come nane sferoidali – sono deboli al punto
di risultare invisibili andando poco oltre le vicinanze della nostra
galassia. E nessun modello scientifico proposto finora è riuscito a
spiegare simultaneamente il loro eccezionale contenuto di materia
oscura e il fatto che si trovino solo in stretta vicinanza di galassie
ben piu' grandi.
Posted on 05 Mar 2007 by J3001
Hubble celebra i 20 anni della SN 1987A
Venti
anni fa, gli astronomi assistettero a una delle piu' luminose
esplosioni di una stella in piu' di 400 anni. Questa titanica
supernova, chiamata SN1987A, risplendette con la potenza di 100 milioni
di soli per diversi mesi dopo la sua scoperta (23 febbraio 1987). Osservazioni
della SN 1987A, eseguite negli ultimi 20 anni attraverso telescopi
spaziali e alcuni dei piu' grandi osservatori terrestri, hanno
significativamente cambiato il punto di vista degli astronomi riguardo
la morte di stelle massicce. “Le immagini
nitide dell'Hubble ci portano a nuove domande e nuove risposte circa la
SN1987A”, dice Robert Kirshner (Harvard-Smithsonian Center for
Astrophysics, Cambridge). “Difatti senza l'Hubble non sapremmo neanche
che cosa domandarci.”
Posted on 28 Feb 2007 by J3001
Comete in collisione nella nebulosa Helix
Secondo le nuove osservazioni del telescopio spaziale Spitzer, comete in collisione stanno rilasciando polveri intorno alla stella morta che ha dato origine alla celeberrima nebulosa planetaria Helix.
“Ci siamo sorpresi nel vedere cosi' tante polveri intorno questa stella”, dice Kate Su dell'Università dell'Arizona. “Le polveri devono provenire dalle comete che sopravvissero alla morte del loro sole.” La spettacolare nuova visione della Helix da parte di Spitzer mostra attraverso i colori varie lunghezze d'onda infrarosse. La stella morta appare al centro della nebulosa come una pupilla rossa in un gigantesco occhio verde.
Posted on 17 Feb 2007 by J3001
Hubble e Keck osservano una ipergigante nella sua fase finale
Utilizzando il telescopio spaziale Hubble e l'osservatorio Keck della Hawaii, i ricercatori hanno rilevato che la fuoriuscita di gas da una delle stelle piu' luminose e grandi del cielo è piu' complessa di quanto ritenuto finora.
La stella studiata è VY Canis Majoris, una rossa supergigante classificata talvolta come "iper-gigante" a causa della sua altissima luminosita'. I suoi "outburst" hanno formato anelli, archi e nodi di materia in movimento a varie velocita' ed in differenti direzioni. Il team di astronomi diretto da Roberta Humphreys (University of Minnesota) ha effettuato misurazioni dei moti della materia espulsa dalla gigante e ha mappato la distribuzione delle polveri altamente polarizzate (high polarized dust), le quali riflettono la luce secondo uno specifico orientamento. La luce polarizzata mostra come sono distribuite le polveri. Gli astronomi hanno combinato l'informazione di Hubble e Keck per produrre un'immagine tridimensionale della materia espulsa da VY Canis Majoris.
Posted on 16 Feb 2007 by J3001
Buchi neri in ammassi globulari?
Osservazioni effettuate dall'ESA mediante il telescopio spaziale XMM-Newton hanno portato alla scoperta di un buco nero dove pochi credevano che potesse realmente esistere, ovvero all'interno di un ammasso globulare. La scoperta ha notevoli implicazioni per la dinamica degli ammassi globulari e anche per la possibile esistenza di una nuova classe di buchi neri di massa intermedia. Gli ammassi globulari sono densi raggruppamenti di vecchie stelle, tra le centinaia di migliaia e i milioni di unità. Simulazioni effettuate al computer mostrano che un buco nero appena formatosi all'interno di un ammasso globulare inizialmente si avvicinerebbe verso il centro dell'ammasso ma poi sarebbe rapidamente sparato fuori per effetto dell'interazione gravitazione con la miriade di altre stelle dell'ammasso.
Posted on 16 Feb 2007 by J3001
Materia oscura prima, galassia dopo
Cominciare con tanta, tanta materia oscura, dopo aggiungere il gas. Lasciar riposare il preparato per un po', e una galassia dovrebbe lievitare dall'impasto. Questa semplice ricetta per la preparazione delle galassie non puo' essere usata a casa, ma riflette cio' che gli astronomi stanno imparando riguardo la nascita delle galassie. Come il lievito nella preparazione del pane, una sostanza 'oscura' dell'universo è richiesta per far 'crescere' le galassie. Ora, un nuovo studio eseguito con il supporto dello telescopio spaziale Spitzer sta rifinendo cio' che è noto riguardo questo essenziale ingrediente delle galassie. Suggerisce che non solo è necessaria la materia oscura, ma anche una sua quantita' minima. Una quantita' inferiore significherebbe nessuna galassia, l'equivalente cosmico di una rosetta di pane fallita.
Posted on 16 Feb 2007 by J3001
Una gigantesca ragnatela di galassie
Astronomi dell'Università di Nottingham e dell'Istituto di Astrofisica delle Canarie, hanno trovato la prima evidenza osservativa che le galassie non sono orientate a caso. Invece, esse sono allineate secondo un caratteristico pattern dettato dalla struttura su grande scala dell'invisibile materia oscura che le circonda. La scoperta conferma uno degli aspetti fondamentali della teoria sulla formazione galattica e stabilisce una connessione diretta tra le caratteristiche globali dell'Universo e le caratteristiche individuali delle galassie. Le teorie sulla formazione delle galassie predicevano tale effetto, ma la sua verifica empirica era rimasta finora elusiva. Attualmente, la materia non è distribuita uniformemente attraverso lo spazio ma in un intricata "rete cosmica" di filamenti e mura a contorno di bolle vuote. Regioni ad alta concentrazione galattica sono chiamate "ammassi di galassie" mentre regioni a bassa densità sono chiamate "vuoti".
Posted on 16 Feb 2007 by J3001
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